Epicuro di Samo e l’epicureismo

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In questo articolo trattiamo il pensiero di Epicuro di Samo, filosofo vissuto tra il 341 e il 270 a.C., fondatore della scuola filosofica del Giardino.

Canonica

La parola canonica, nella filosofia epicurea, sta ad indicare la gnoseologia e la logica. Il termine deriva dal greco kanón, che significa regola. Nell’accezione della logica e della filosofica della conoscenza epicuree, canonica è dunque quella filosofia che offre i criteri che devono guidare il pensiero e l’azione.

L’evidenza: sensazioni e prolessi

Tra questi un posto importante è occupato dal criterio dell’evidenza. Per Epicuro qualcosa è evidente quando non si ha necessità di provarla o non è possibile confutarla, pertanto bisogna semplicemente accettarla. La caratteristica di essere evidenti è, secondo il filosofo, tipica di tre stati mentali:

  • le sensazioni. Secondo Epicuro non è possibile avere sensazioni false o ingannevoli, diversamente da Platone, per il filosofo ellenistico tutto ciò che i sensi registrano è assolutamente vero: la mente è come uno stampo o un blocco di cera, su cui gli effluvi atomici degli oggetti si imprimono (v. dopo), generando così le sensazioni. Se potessimo mettere in dubbio le sensazioni allora dovremmo mettere in dubbio tutta la conoscenza. Tra le sensazioni Epicuro annovera certamente anche il piacere e il dolore, su cui ci soffermeremo più avanti.
  • Le anticipazioni. Dette anche prolessi, sono sostanzialmente concetti. Tali concetti si formano dopo che un esperienza si è ripetuta più volte. Ad esempio, posso immaginare che se un vaso di terracotta cade da un tavolo, allora probabilmente esso si romperà. Oppure, se sentiamo la parola cane, sappiamo cosa di lì a poco vedremo o sappiamo immaginarci a cosa l’oggetto debba assomigliare anche in sua assenza. Bisogna notare che le anticipazioni, diversamente dalle idee platoniche, non sono ovviamente innate. Inoltre sono convenzionali e non esprimono alcuna essenza.

 

I ragionamenti invece, dato che consistono in lunghe catene logiche nelle quali vengono connesse molte anticipazioni, mancano di quell’evidenza necessaria. Pertanto sono fallibili.

Scopo pratico della Canonica

Lo scopo della canonica non è quello di sviluppare una teoria della conoscenza complessa e raffinata. Non è interesse epicureo quello di conoscere tutti i meccanismi cognitivi. La semplice gnoseologia di Epicuro si concentra quindi su verità basilari, difficilmente confutabili, che possono guidare l’uomo nella vita quotidiana, senza indurlo in profonde riflessioni o dubbi, che possano generare turbamento. Essendo una forma di pensiero ellenistico, l’epicureismo pone molta più attenzione alla dimensione esistenziale che teoretica.

Fisica

Atomismo, materialismo e afinalismo

La filosofia epicurea riprende da Democrito la dottrina atomistica, alla quale apporta alcune modifiche rilevanti. Come per Democrito, per Epicuro gli atomi sono infiniti, indivisibili e diversi per forma e grandezza. Le cose si formano dall’unione degli atomi e vengono distrutte dalla divisione di essi. Lo spazio è infinito come pure lo sono i mondi. L’universo è eterno dato che Epicuro non accetta il concetto di creazione dal nulla. La concezione atomistica coinvolge anche l’anima, che dunque anch’essa un aggregato di atomi alla quale il filosofo nega qualsiasi dimensione spirituale. L’anima è inoltre mortale, non sopravvivendo al corpo. L’epicureismo, del resto, è una filosofia materialistica. Ancora, la concezione atomistica fa della filosofia di Epicuro una filosofia non finalistica: il movimento atomico non segue una causa finale.

Determinismo, casualità e l’assenza della provvidenza

Diversamente da Democrito, tuttavia, Epicuro non reputa che il movimento atomico sia deterministico. Il determinismo implicherebbe che il futuro sia già predefinito nel passato e, come tale, prevedibile. Nell’epicureismo il rifiuto del determinismo atomistico democriteo passa per due fasi storico-teoretiche. La prima è l’affermazione di Epicuro, estranea a Democrito, secondo cui gli atomi sono dotati di peso. Come tale il loro movimento va inteso come una caduta.

La seconda fase fa capo al più famoso seguace dell’epicureismo, il romano Tito Lucrezio Caro (98-54 a.C.), autore del noto De rerum natura, introduce il concetto, del tutto estraneo a Democrito e non presente in Epicuro, del clinamen. Il clinamen è una deviazione casuale e imprevedibile nel moto atomico. Tale deviazione introduce un elemento di imprevedibilità che, sul piano pratico-esistenziale si traduce con la non inesorabilità del fato. Proprio perché non esiste qualcosa come il fato o come il destino, le scelte umane sono genuinamente libere.

Proprio perché le scelte umane sono genuinamente libere e non sono sottoposte ad una pianificazione divina provvidenziale1 – ricordiamo che l’epicureismo è una filosofia afinalistica – ne segue può darsi, come di fatto si dà il male.

Gli effluvi

La fisica epicurea, con la teoria degli effluvi, trova contatto con la canonica. Secondo questa teoria, le sensazioni sono dovuti ad atomi che colpiscono gli organi di senso. Tali atomi si staccano in maniera solidale dall’oggetto e continuano il loro tragitto fino agli occhi, o alle orecchie o al naso. In questo modo i sensi ricevono, del tutto passivamente, le forme originarie degli oggetti.

Etica edonistica

Secondo la filosofia di Epicuro il fine della vita è il piacere. Prima di procedere facciamo due considerazioni.

  • La prima è che secondo il filosofo, non è possibile ingannarsi su cosa sia il dolore. Esso è un’esperienza diretta, sempre genuina. Non esiste pertanto un falso dolore.
  • La seconda è che ogni individuo ricerca sempre il piacere, cercando di massimizzarlo, mentre rifugge sempre il dolore, cercando di minimizzarlo2.

Sul piacere in Epicuro: il modello animale

Ancora, possiamo affermare che l’epicureismo, rispetto al pensiero aristotelico, non demonizza il piacere sensibile. Se per Aristotele i piacere più alti si legavano alla sfera teoretica e non sensibile, per Epicuro non sarebbe nemmeno possibile avere il concetto di piacere, senza averlo prima esperito sensibilmente (gusto, tatto, udito).

Quanto affermato sopra – che il fine della vita è il piacere – non va inteso in senso ingenuo, come è stato spesso interpretato nel corso dei secoli. Fare del piacere il fine della vita non equivale, per gli epicurei, il cercare spasmodicamente il piacere e la soddisfazione ad ogni angolo e in ogni occasione. Molti autori, soprattutto cristiani,  nel corso dei secoli hanno demonizzato l’epicureismo, definendolo come una filosofia per animali. Epicuro, tuttavia, prende ad esempio gli animali – ma anche i bambini – considerando in realtà la capacità istintiva di questi di tendere alla felicità. Gli animali infatti sono liberi da tutta una serie di peculiarità umane, come il servilismo, l’arroganza, il timore del sovrannaturale, che sono ostacoli per gli uomini che vogliano essere felici.

La classificazione dei piaceri per Epicuro

La nozione di piacere è, del resto, particolarmente approfondita da Epicuro, che propone una vera e propria classificazione delle sue varie forme. Innanzitutto, attraverso il criterio di stabilità, è possibile fare una distinzione tra:

  • piacere catastematico, che consiste nell’assenza di dolore, nell’equilibrio, nell’armonia e nella stabilità
  • piacere cinematico, che consiste nel piacere dato dalla soddisfazione dei bisogni.

 

Il piacere stabile o catastematico

Il piacere catastematico si distingue a sua volta in due forme di assenza di turbamento:

  • l’atarassia, che è l’assenza di turbamenti della mente, e quindi corrisponde alla serenità e tranquillità mentali;
  • l’aponia, ovvero l’assenza del dolore fisico.

 

Questo tipo di piacere, che si definisce in virtù dell’assenza del turbamento, è quello preferito dal saggio.

Il piacere cinematico, il calcolo e la prudenza

Se il piacere cinematico consiste nella soddisfazione dei bisogni, allora si tratterà di classificare tali bisogni. Epicuro utilizza due criteri per classificare i bisogni: il criterio di naturalità e quello di necessità. In base a tale classificazione vi sono tre forme possibili di bisogno alle quali dovrebbero corrispondere altrettante condotte del saggio:

  • bisogni naturali e necessari: sono i bisogni primari, come nutrirsi, bere, vestirsi, riposare, orinare. Tali bisogni vanno sempre soddisfatti perché la loro non soddisfazione comporterebbe turbamento.
  • Naturali non necessari: ne sono esempio il mangiare o il vestire in maniera raffinata. Bisogna cercare di soddisfare tali bisogni nella misura in cui non creino turbamenti.
  • Non naturali non necessari: tali bisogni non devono mai venir soddisfati, poiché l’inseguimento della loro soddisfazione genera altri turbamenti. Epicuro porta come esempi la bellezza del corpo, la ricchezza e il potere.

 

Ora, da questa classificazione ovviamente emerge anche la necessità di un calcolo. L’uomo saggio, che dunque massimizza il piacere catastematico, sa destreggiarsi nella scelta di quali piaceri dinamici soddisfare e in che misura, di modo che, sempre e con prudenza, le proprie scelte non vadano a detrimento del piacere stabile. Secondo Epicuro infatti, la conservazione dello stato di atarassia e di quello di aponia sono il massimo bene.

Il quadrifarmaco o tetrafarmaco

Ritorniamo al piacere catastematico. Secondo Epicuro esso non è raggiungibile se non si forniscono delle risposte a quelle quattro questioni che rappresentano la fonte dei principali turbamenti dell’anima. Essi sono:

  • il timore degli dei;
  • la paura della morte;
  • la difficoltà del raggiungimento della felicità;
  • la paura del dolore;

 

Per dare risposta a questi quesiti, Epicuro sviluppa il cosiddetto quadrifarmaco o tetrafarmaco, che schematizziamo nella seguente tabella.

Principali forme di turbamento Ricetta del quadrifarmaco
Timore degli dei Gli dei esistono, ma sono “Perfetti nella loro beatitudine, trovano gioia nella reciproca compagnia e […] si disinteressano totalmente della vita degli uomini“.
Paura della morte Piacere e dolore sono sensazioni, mentre la morte è assenza di sensazioni. Quando ci siamo noi essa non c’è; quando essa arriva noi non ci siamo più.
Difficoltà nel raggiungimento della felicità La felicità si può raggiungere tramite un prudente e saggio calcolo.
Paura del dolore Il dolore è sempre sopportabile: se intenso dura poco, se cronico è lieve.

La fuga dalla vita politica, l’amicizia e il Giardino

Diversamente da Aristotele e dagli Stoici, l’epicureismo non dà centralità alla dimensione politica. Nelle Massime capitali (III sec. a.C.), un compendio del pensiero epicureo si legge in fatti la famosa frase:

Vivi nascosto. Ritirati in te stesso, soprattutto quando sei costretto a stare tra la folla.

La partecipazione alla vita politica è infatti sempre legata alla ricerca di ricchezza e potere, che di per sé portano certamente lontani dall’ideale di benessere armonico del saggio. L’unico rapporto sociale che Epicuro ammette è l’amicizia, di cui egli scrive:

L’amicizia sorvola la terra, annunziando a tutti d svegliarci per darci gioia l’un l’altro.

Tale rapporto di amicizia deve però svilupparsi secondo modalità ben precise. Il filosofo infatti crede che i suoi seguaci debbano allontanarsi dalla loro vita precedente per vivere nel Giardino. Questa scuola filosofica in realtà non si basa sui dibattiti, sulla speculazione e su tutte quelle attività teoretiche che caratterizzano il pensiero filosofico. Piuttosto, la comunità del Giardino cerca, attraverso la guida e le massime (da imparare mnemonicamente) del maestro, di raggiungere una vita priva di turbamenti.

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