La guerra del Peloponneso – 431-404 a.C.

Peloponneso cover

In questo articolo trattiamo la storia della guerra del Peloponneso, conflitto che tra il 431 e 404 a.C. insanguinò la Grecia.

Origini e prima fase della guerra del Peloponneso – 431-421 a.C.

L’età di Pericle, come sappiamo, fu un’età dell’oro. Di fatto la straordinaria fioritura artistica, filosofica e culturale in generale fece di Atene il modello di quello che, ancora oggi, definiamo classico.

Sotto Pericle, tuttavia, Atene non si limitò al ruolo di faro culturale per l’Ellade. Infatti egli adottò una politica estera aggressiva, caratterizzata dall’imperialismo, servendosi soprattutto di quell’alleanza militare già fondata da Temistocle nel 477 a.C., la Lega di Delo.

Un breve passo indietro

Come sappiamo, le poleis greche erano uscite vincitrici dai conflitti con i Persiani. Anche dopo la chiusura delle due guerre, nel periodo in cui Atene era governata da Cimone, si assistette ad una ulteriore coda di vittorie contro i Persiani.

La questione persiana trovò una sua definitiva risoluzione con la pace di Callia (449 a.C.), con la quale i Persiani riconoscevano l’indipendenza delle poleis greche (comprese quelle presenti sulle coste occidentali della penisola anatolica) e si impegnavano a non navigare l’Egeo, lasciandolo al dominio greco.

La sconfitta persiana e la firma della pace avrebbe dovuto causa la fine della Lega di Delo, e tuttavia Pericle la tenne in piedi, trasfigurandola.

La trasformazione della Lega di Delo

In che modo Atene, guidata da Pericle, trasformò la Lega di Delo? Vediamone i punti principali.

  • fine della collegialità: il consiglio della Lega smise di essere convocato e le decisioni furono prese soltanto da Atene;
  • imposizione alle poleis di rimanere nell’alleanza come di entrarvi, per quelle città stato che ancora non ne facevano parte;
  • il trasferimento del tesoro della Lega ad Atene. Ogni città della Lega versava con cadenza annuale un tributo. La somma di questi tributi, che costituiva il tesoro della Lega, venne di fatto preso da Atene e, alcuni di questi fondi, furono anche utilizzati per l’edilizia: con essi infatti fu ricostruita l’Acropoli.
  • La diffusione forzata del regime democratico nelle altre poleis. Le poleis meno docili andavano incontro all’occupazione militare.

Dalle cause alla peste – 431-429 a.C.

Durante l’età di Pericle, a seguito della prima guerra del Peloponneso, Sparta e Atene avevano firmato nel 445 a.C. una pace che avrebbe dovuto durare trent’anni. Tuttavia, essa durò molto meno. Già nel 431 iniziò la Seconda Guerra del Peloponneso1.

Lo storico Tucidide inquadra due ordini di cause per la guerra del Peloponneso che sarebbe iniziata nel 431 a.C., per concludersi ventisette anni dopo, nel 407:

  • la causa remota, ovvero l’atteggiamento imperialista di Atene, come pure il suo significativo sviluppo, che incutevano timore negli Spartani;
  • la causa più vicina, il casus belli, che va individuato nella politica estera ateniese tra il 433 e il 431 a.C. Atene infatti voleva estendere la propria influenza al di là della Lega di Delo, andando ad insidiare il dominio Spartano. In questo senso Atene si schierò con Egina e Potidea, alleate di Corinto, a sua volta fedele alleata del Lacedemoni. Nel 431 poi gli Ateniesi vietarono a Megara – sempre nella sfera di influenza di Sparta, di di commerciare con le città della Lega di Delo, divieto questo che per la polis avrebbe significato la rovina economica.
La Simmachia peloponnesiaca e la Lega di Delo alla vigilia della guerra del Peloponneso
La Lega peloponnesiaca e la Lega di Delo alla vigilia della guerra del Peloponneso – Fonte: Zanichelli

La testimonianza di Tucidide e l’inizio della guerra

Così Tucidide racconta ne La Guerra del Peloponneso i rapporti diplomatici tra Atene e Sparta alla vigilia della guerra:

Gli ambasciatori spartani, recandosi dagli ateniesi, ordinarono loro di levare il campo da Potidea e di lasciare autonoma Egina, ma soprattutto e nel modo più chiaro proclamarono che non avrebbero fatto guerra agli Ateniesi se questi avessero abrogato il decreto preso nei riguardi di Megara, il decreto cioè, in cui era stato detto che i Megaresi non potevano servirsi dei porti situati nell’impero ateniese né dei mercati dell’Attica.

[…] gli Ateniesi né dettero ascolto alle altre intimazioni, né abrogarono quel decreto […] Infine giunti da Sparta gli ambasciatori […] e avendo detto costoro […] queste sole parole: “I Lacedemoni vogliono che ci sia pace, e la pace ci sarebbe se voi lasciaste liberi i Greci” – allora gli Ateniesi convocarono l’assemblea, sottoposero le proposte alla discussione, e decisero di consultarsi e rispondere una volta per sempre a tutte quante le domande rivolte dai Lacedemoni.

Il discorso di Pericle

Sempre Tucidide ci narra poi della chiara intenzione di Pericle di non soddisfare le richieste di Sparta e di volere la guerra:

Pericle […] rivolse loro le seguenti esortazioni:

“Io resto sempre dello stesso parere, o cittadini di Atene, cioè di non cedere ai Peloponnesi […] era chiaro fin da prima che i lacedemoni avevano intenzioni ostili contro di noi e ora non lo è da meno […] [Gli Spartani] vogliono risolvere la contesa con la guerra piuttosto che con la discussione, e ora sono venuti qui con gli ordini e non più con le richieste.

Nel 432 a.C. la Lega Peloponnesiaca decise quindi di riunirsi e l’anno successivo Sparta iniziò a devastare l’Attica. Pericle decise di non rispondere agli attacchi spartani: la forza di Atene risiedeva infatti non tanto nelle campagne, quanto nella flotta. Lo stratego sposto la popolazione nella penisola ateniese, protetta dalle Lunghe mura e rifocillate dalle navi del Pireo. Questo non significa che Atene si limita a difendersi. La potente flotta devasta la costa del Peloponneso, penetrando in Megaride e punendo Pontidea, che aveva tradito la lega delica per affiancare Sparta.

Si arriva così nel 429 a.C.. La forte concentrazione demografica causa ad Atene un’epidemia di peste in cui lo stesso Pericle muore.

Dalla guerra civile alla pace di Nicia – 428-421 a.C.

In seguito alla morte di Pericle, come ai tempi di Temistocle ed Aristide durante le guerre greco-persiane, Atene si divise in due partiti:

  • un partito popolare, favorevole alla guerra, la cui base era costituita da mercanti interessati alle possibilità economiche della politica imperialistica, guidato da Cleone.
  • un partito aristocratico e conservatore, guidato da Nicia, favorevole ad accordarsi con Sparta per la pace.

 

Già nel 428 a.C. lo scontro tra le due fazioni assunse le fattezze di una vera e propria guerra civile tra i democratici filoateniesi e gli aristocratici filospartani. Mitilene e Corcira, originariamente legate ad Atene, si staccano dalla Lega di Delo, ma vengono punite con lo sterminio dei propri abitanti.

La guerra non frattempo continuava e sembrava favorire i Lacedemoni. Tra di essi emerse il condottiero Bràsida che nel 426 a.C. invase la penisola della Calcide, raggiungibile via terra e snodo strategicamente fondamentale per la guerra contro Atene. Bràsida la conquistò in meno di tre anni, mentre la fazione pacifista guidata da Nicia iniziava ad affermarsi. Con un cambiamento improvviso, la politica di Cleone prevale. Ateniesi e Spartani si confrontano ad Anfipoli nel 422 a.C., dove sia Bràsida che Cleone perdono la vita. Si arriva così, l’anno successivo, ad una prima, provvisoria pace, la pace di Nicia.

La prima fase dalla guerra del Peloponneso si risolveva con un nulla di fatto. Salvo piccole ritorsioni territoriali, Sparta e Atene si restituivano i territori conquistati durante la guerra.

Seconda fase della guerra del Peloponneso

Ascesa di Alcibiade e spedizione contro Siracusa – 415-413 a.C.

In seguito alla morte di Cleonte, nella scena politica ateniese emerse Alcibiade. Costui, seppur orfano, era cresciuto nella casa di Pericle e aveva ricevuto la migliore istruzione allora possibile. Aveva vinto anche le olimpiadi del 416 a.C. e, oltre ad essere un ottimo atleta, era anche un eccellente oratore,  oltre che un cinico dedito all’avventura, all’opportunismo e all’individualismo senza freni.

 FOCUS – Lo scandalo delle Erme e il cinico opportunismo di Alcibiade

 

Proprio grazie alla sua abilità, Alcibiade riuscì a convincere l’Ecclesìa a rispondere alla richiesta d’aiuto proveniente dall’alleata Segesta, che si trovava sotto la minaccia di Siracusa e Selinunte, città appartenenti alla Simmachia peloponnesiaca, dunque alleate di Sparta. Pertanto, nel 415 a.C., Atene, attirata dalle promessa delle ricchezze siciliane, inviò una massiccia spedizione costituita da oltre 130 trireme, 5000 opliti e 1500 fanti leggeri e guidata da Nicia e Alcibiade.

Dopo un anno di incursioni inconcludenti, la flotta ateniese puntò sul Siracusa. Quest’ultima venne aiutata da una spedizione navale spartano-corinzia guidata da Gilippo. Gli Ateniesi si ritrovarono schiacciati e impossibilitati a muoversi tra Siracusa e la flotta spartano-corinzia.  Nicia si trovò costretto a chiedere aiuto e Atene inviò nuove forze guidata dallo stratego Demostene. Nel 413 a.C., nonostante l’ultimo sforzo bellico, le forze belliche furono definitivamente sconfitte dal nemico. Gli stessi Nicia e Demostene perdono la vita. Alcibiade, dal canto suo, riuscì a fuggire e, tradendo Atene, si spostò a Sparta dove fu ben accolto dato che portava con lui le preziose informazioni su Atene e sul suo esercito

L’ultima fase della guerra e la sconfitta ateniese -413-404

 

La Guerra del Peloponneso
La guerra del Peloponneso – 431-404 a.C. – Fonte: Zanichelli

Dopo quest’ultimo evento, che portò alla sconfitta in Sicilia di Atene, si apre l’ultima fase della guerra del Peloponneso, detta deceleica2.

Durante questa fase Sparta, per supplire alla sua debolezza navale, strinse un accordo con i Persiani e accerchiò Atene da tutti i lati, in modo impedire ogni forma di approvvigionamento per città attica.

Atene, alle strette, due anni dopo, nel 411 a.C., mutò la sua costituzione, passando dal regime democratico a quello oligarchico. Tale cambiamento si concretizzò nel seguente modo:

  • i cittadini furono ridotti a soli 5000;
  • la Bulè fu ridotta a Quattrocento membri, nominati dai fileti, i capo tribù ateniesi.

 

Nel frattempo Atene aveva subito una pesante sconfitta ad Eretria, perdendo così tutta la regione dell’Eubea.

Seguì quindi un periodo, durato alcuni anni, in cui Lisandro, condottiero spartano, forte della flotta fornita dai Persiani, si scontrò con Alcibiade, che intanto era rientrato ad Atene. Nel 406 a.C.  Lisandro sconfisse gli Ateniesi nella battaglia marittima di Efeso, mentre gli Ateniesi vinsero l’anno successivo la battaglia delle isole Arginuse.

La guerra era agli sgoccioli. Atene, oramai stremata e povera di risorse, una volta subita la sconfitta nella battaglia del fiume Egospotami nel 405 a.C., dovette arrendersi l’anno successivo. Si concludeva così la Guerra del Peloponneso.

Lascia un commento