Il Congresso di Vienna (1814) e la Restaurazione (1815-1830)

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In questo articolo trattiamo il Congresso di Vienna (1814) e l’età della Restaurazione (1815-1830), l’età successiva a quella napoleonica.

Il Congresso di Vienna (1814-1815)

Già prima della fine di Napoleone, quando oramai era prevedibile la caduta del Primo Impero Francese, le grandi potenze come Inghilterra, Russia, Austria e Prussia si erano riunite in Austria nel Congresso di Vienna (novembre 1814-giugno 1815). Lo scopo del Congresso fu quello di ristabilire l’assetto geopolitico e di potere precedente alla Rivoluzione Francese e a Napoleone.

A Vienna si riunirono ben 216 delegazioni non solo rappresentative degli Stati, ma anche di variegati gruppi di interessi. Le figure storiche che sono certamente da ricordare furono:

  • Talleyrand, negoziatore per la Francia, un politico votato al più cinico opportunismo;
  • per l’Austria il principe Metternich, campione del pensiero conservatore nonché vero e proprio direttore dei lavori nel Congresso.

La Restaurazione e il suo anacronismo

Si apre così il periodo della Restaurazione (1815-1830). La volontà restauratrice si scontrò, tuttavia, con le novità che che la Rivoluzione e Napoleone avevano portato in Europa. Non si poteva, in altri termini, riportare indietro le lancette della storia, senza tenere conto di questi elementi. Ma quali sono questi elementi? Li elenchiamo di seguito:

  • In primis certamente lo scardinamento totale del feudalesimo e l’ascesa della borghesia. Clero e nobiltà non avranno mai più lo stesso peso nel corso della storia.
  • Contemporaneamente erano venute a cadere le istanze assolutistiche: almeno dalle rivoluzioni inglesi i tentativi di instaurazione di una monarchia assoluta, prima o poi, si erano dovuti scontrare con tendenze costituzionali e/o parlamentari.
  • La nascita, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, di due categorie figlie del Romanticismo, ovvero quella di patria e quella di nazione.
  • Infine, dal punto di vista amministrativo-giuridico, non si poteva non tener conto del Codice Civile napoleonico e della sua modernità.

 

La Restaurazione si prospettava, in tal modo, un’impresa che aveva le caratteristiche dell’anacronismo.

I principi sanciti della Restaurazione: equilibrio e legittimità

La nuova – o sarebbe meglio dire restaurata – configurazione concepita durante il Congresso di Vienna è, nel suo insieme, figlia di due principi ai quali se ne aggiunse poi un terzo. Questi principi erano:

  • il principio di equilibrio. In base al quale i confini dovevano essere disegnati in modo che nessuna delle potenze europee potesse imporsi sulle altre. Si assunse come configurazione geopolitca quella sancita dai trattati di Utrecht (1713) e Rastadt (1714) che avevano posto fine alla Guerra di Successione Spagnola.
  • Il principio di legittimità in base al quale, su ogni Stato, doveva essere riposti i legittimi sovrani. In particolare in Francia doveva essere restaurato il potere borbonico.

Le alleanze e il principio di intervento

A questi due principi se ne aggiunse poi un terzo, ovvero il principio di intervento. In base a questo principio, qualora uno Stato fosse stato attraversato da moti di rivoluzione liberale o nazionale, le potenze europee avrebbero dovuto intervenire unitamente per schiacciare tali moti.

Espressione di questo principio furono le alleanze tra gli Stati che formarono tra il 1815 e il 1818. Esse furono:

  • la Santa Alleanza (settembre 1815), tra Russia, Austria e Prussia;
  • la Quadruplice Alleanza (novembre 1815), tra Russia, Austria, Prussia e Gran Bretagna;
  • la Quintuplice Alleanza (1818), tra Russia, Austria, Prussia,Gran Bretagna e Francia.

Mappa concettuale - I principi del Congresso di Vienna
Mappa concettuale – I principi del Congresso di Vienna

La cultura della Restaurazione

La critica alla Rivoluzione Francese di Burke

Uno dei primissimi critici della Rivoluzione Francese fu il filosofo e deputato whig Edmund Burke. Già nel 1790 Burke aveva pubblicato lo scritto Riflessioni sulla rivoluzione francese. In questo scritto il filosofo sostiene che i rivoluzionari in Francia, per lo più una minoranza di intellettuali illuministi, abbiano fallito nell’operare una genuina rivoluzione. Diversamente da come era accaduto in Inghilterra con la Rivoluzione Gloriosa e in America con la Guerra d’Indipendenza, gli illuministi francesi avevano forzato, imposto, un cambio nello status quo senza riconoscere la tradizione francese e senza tener conto delle esigenze di tutto il popolo.

Il testo di Burke è importante anche perché predice, nel 1790, un’evoluzione della Rivoluzione Francese verso il terrore e la tirannide.

L’ultramontanismo di de Maistre

Joseph de Maistre, filosofo e politico savoiardo, assume una posizione particolarmente retrograda. Secondo de Maistre infatti tutti i disordini politici iniziano dalla violazione del dogma dell’infallibilità papale, che sarebbe iniziata con la Riforma Protestante. Vi deve pur essere, secondo de Maistre, un principio supremo che legittimi la sovranità del monarca. Tale principio è appunto l’infallibilità del vicario di Cristo, ovvero del pontefice. Il pensiero di de Maistre, pur sviluppatosi nei primi decenni dell’Ottocento, riecheggia la questione medievale del primato papale, del primato del potere spirituale su quello temporale. Ciò fa del pensatore savoiardo un esponente dell’ultramontanismo.

Ultramontanismo
Si intende con ultramontanismo quell’atteggiamento e quelle dottrina in base alla quale il papa, in quanto infallibile, detiene il potere di legittimare la sovranità dei monarchi. Il termine, che significa al di là dei monti (ovvero le Alpi), sta ad indicare l’attenzione che doveva essere riservata alla figura del pontefice da parte delle potenze d’Oltralpe. L’espressione nasce storicamente per indicare la differenza di chi era dall’altro lato delle Alpi, ma, durante il Medioevo e maggiormente durante gli anni della Riforma, stette ad indicare l’essere seguaci del Papa.

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