La Critica della Ragion Pura – 1781-1787

Critica della Ragion Pura cover

In questo articolo illustriamo la Critica della Ragion Pura, prima delle tre Critiche del filosofo di Königsberg, Immanuel Kant.

Ti consiglio vivamente di leggere il primo articolo su Kant che puoi trovare qui.

Il problema generale della Critica della Ragion Pura

La prima delle tre Critiche kantiane è la Critica della Ragion Pura1, un ‘opera che analizza criticamente i fondamenti del sapere. In particolare, essa indaga la matematica, la fisica e la metafisica.

Tuttavia, matematica, fisica e metafisica si trovano in condizioni differenti. Come scrive lo stesso Kant:

Poiché [matematica e fisica] sono effettivamente date, conviene di certo domandarsi come siano possibili […] che esse siano possibili, infatti, è dimostrato dalla loro realtà. Quanto alla metafisica, il suo cattivo andamento fino ad oggi […] fa dubitare chiunque […] della sua possibilità. Tuttavia, questa specie di conoscenza deve in certo senso esser considerata come data, e la metafisica, anche se non come scienza, è tuttavia reale come disposizione naturale […]

In questo passo Kant afferma due cose. La prima è che l’indagine sulla matematica e fisica non deve mirare a dimostrare la possibile esistenza di queste scienze. Queste scienze si danno, “funzionano”. Al più dovrà chiarire “come funzionano”, come sia possibile che siano scienze, perché, de facto, scienze lo sono. La seconda questione, quella riguardante la metafisica è differente: Kant infatti afferma che in un certo senso essa si dà, come una disposizione naturale – non come una scienza, quindi si tratterà di indagare in che modo la metafisica sia una disposizione naturale e se essa possa ambire ad acquisire uno statuto scientifico.

Questi interrogativi sono esplicitati dallo stesso Kant. Scopo della KrV è infatti rispondere alle domande riportate nello schema sotto.

Le quattro domande fondamentali della Critica della Ragione Pura
Le quattro domande fondamentali della Critica della Ragione Pura

Contro il dogmatismo, lo scetticismo e l’indifferentismo

La volontà e il tentativo di dare risposta a queste quattro domande fondamentali della Critica della Ragion Pura, fa sì che il criticismo kantiano si ponga come alternativa ai seguenti approcci gnoseologici.

  • Dogmatismo: che fa capo al razionalismo e si serve di “principi che oltrepassano ogni possibile esperienza2.
  • Scetticismo: che fa capo all’empirismo e alla fine si risolve con la negazione della possibilità di raggiungere una conoscenza del mondo.
  • Indifferentismo: la falsa pretesa che le questioni gnoseologiche ed epistemologiche possano essere evase, finendo disinteresse verso di esse. Secondo Kant infatti queste tematiche non possono “mai essere indifferent[i] alla natura umana“.

Riassumiamo quanto detto con un tabella.

Razionalismo Empirisimo
Fondamento della conoscenza  I concetti innati L’esperienza sensibile
Rapporto tra concetti e cose Le cose corrispondono alle idee Le cose sono causa delle idee
Risultato gnoseologico Dogmatismo: la conoscenza dipende da entità trascendenti e inesperibili Scetticismo: non possiamo conseguire una conoscenza che sia scientifica (universale e necessaria)

La teoria dei giudizi

Un buon modo per addentrarci nella gnoseologia kantiana è quello di iniziare dalla teoria dei giudizi. Innanzitutto, cosa è un giudizio? Diamone subito la definizione:

Giudizio (Kant) 
Per giudizio in Kant si intende una proposizione composta da un soggetto e un predicato uniti da una copula. Il predicato predica del soggetto, ovvero attribuisce al soggetto una proprietà.

Kant segue Leibniz e Hume nella classificazione delle prime due forme di giudizio, in base al rapporto che il concetto del predicato intrattiene con il concetto del soggetto.

Giudizi analitici a priori

I giudizi analitici a priori sono detti in questo modo in quanto:

  • Analitici: scaturiscono dalla semplice analisi del concetto del soggetto. Il predicato non fa altro che esplicitare una proprietà che è già presente nel concetto del soggetto. Come tale, in giudizio analitico non espande la nostra conoscenza, sono, come dirà Kant, infecondi. Tipici esempi di giudizi analitici sono “i corpi sono estesi” o “tutti gli scapoli sono sposati”3.
  • A priori: non dipendono in alcun modo dall’esperienza e come tali sono universali e necessari, basandosi solo e soltanto sul principio di non-contraddizione.

Giudizi sintetici a posteriori

I giudizi sintetici a posteriori sono detti in questo modo in quanto:

  • Sintetici: non scaturiscono dalla semplice analisi del concetto del soggetto. Il predicato aggiunge qualcosa che nel concetto del soggetto non era presente. Dunque i giudizi sintetici espandono la nostra conoscenza. Sono fecondi, come dirà Kant. Un tipico esempio è “i corpi sono pesanti“. Il concetto che i corpi abbiano un peso non è contenuto nel concetto di corpo.
  • A posteriori: scaturiscono dall’esperienza. Poiché scaturiscono dall’esperienza, pur essendo fecondi, perdono le caratteristiche di universalità e necessità. Le conoscenze che noi otteniamo da questo tipo di giudizio sono quindi particolari e contingenti.

 

I giudizi sintetici a priori e la rivoluzione copernicana kantiana

Materia, forma e fenomeno

La scienza, come tale, per essere di un qualche interesse, non può né limitarsi a produrre giudizi infecondi né a produrre giudizi particolari e contingenti. È evidente quindi che né i giudizi analitici a priori né i giudizi sintetici a posteriori possano ambire allo statuto di giudizi scientifici. Nella Critica della Ragion Pura, Kant riprende, a tal proposito, la distinzione tra forma e materia della conoscenza, che aveva già delineato nella Dissertazione del 1770. Egli distingue nel fenomeno la materia e la forma:

Nel fenomeno io chiamo materia ciò che corrisponde da una sensazione; ciò per cui il molteplice del fenomeno possa essere ordinato in determinati rapporti chiamo forma del fenomeno. Poiché quello quello in cui soltanto le forme si ordinano non può essere di nuovo sensazione, così la materia deve essere bensì data a posteriori, ma la forma di esso deve trovarsi a priori nello spirito.

Per completare, definiamo rigorosamente la nozione di fenomeno:

Fenomeno (Kant) 
Il termine deriva dal greco phàinomai, che significa “appaio, mi mostro”. Nell’accezione kantiana, il fenomeno è l’unico oggetto della conoscenza umana, in cui possiamo distinguere una materia, fornita dai sensi, e una forma, fornita dalle forme pure a priori del soggetto conoscente.

La rivoluzione copernicana kantiana: le forme a priori

Cerchiamo di comprendere meglio quanto detto sinora. Il fenomeno, che è l’oggetto della conoscenza, è dato dalla materia sensibile, ovvero la modificazione che la presenza dell’oggetto causa nei nostri sensi. Non basta. Le facoltà umane infatti presentano forme pure a priori che permettono la costruzione rappresentativa del fenomeno stesso: che io veda una penna davanti a me non dipende da me (la penna è la materia), ma il fatto che io la veda in un certo modo, ad esempio in uno spazio tridimensionale, dipende dalle mie facoltà, ovvero la forma del fenomeno che il soggetto impone alla materia del fenomeno. Questo ci porta dunque ad esplicitare due aspetti della conoscenza:

  • essa inizia certamente dall’esperienza;
  • non dipende solo e soltanto dall’esperienza, in quanto è formata, strutturata, ordinata dalle facoltà umane, e dalle loro forme a priori.

 

Se così è, allora Kant ha operato una una vera e propria rivoluzione gnoseologica, quella che è passata nella storia del pensiero come rivoluzione copernicana-kantiana. Infatti, in tutte le gnoseologie precedenti, è il mondo esterno e i suoi oggetti da conoscere, esterni al soggetto conoscente, sono oggetto dell’indagine.

Il concetto di trascendentale

Nella prospettiva kantiana, che chiameremo trascendentale, invece, al centro viene posto il soggetto conoscente e si indagano le facoltà e le strutture a priori con le quali struttura il fenomeno.

Trascendentale (Kant) 
II termine – che non va assolutamente confuso con trascendente – deriva dalla scolastica, in cui veniva utilizzato per indicare quelle proprietà massimamente generali. Kant utilizza il termine in un senso del tutto peculiare, ovvero riferendosi a quella indagine filosofica che ha per oggetto le forme pure a priori delle facoltà umane, che sono le condizioni di conoscibilità del mondo per il soggetto. Kant stesso chiarirà il suo uso di trascendentale nella Critica della Ragion Pura:

Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi, in generale, non tanto di oggetti quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile a priori.

I giudizi sintetici a priori

Ritorniamo al problema dei giudizi scientifici. Esclusi i giudizi analitici a priori e i giudizi sintetici a posteriori dalla candidatura a giudizi scientifici, Kant elabora un nuovo tipo di giudizio basato su quanto considerato sinora. Ovviamente tale forma di giudizio, che prende il nome di giudizio sintetico a priori, dovrà conservare i pregi dei precedenti giudizi e non presentarne i difetti. Il giudizio sintetico a priori dovrà quindi essere fecondo, universale e necessario. Come è possibile che un tale giudizio si dia4?

L’oramai classico esempio fornito dalla stesso Kant di giudizio sintetico a priori è la proposizione matematica “7+5=12“. Tale giudizio è certamente sintetico, cioè fecondo: dall’analisi separata dei concetti  di “7”, “5” e “+” non si ottiene il concetto di “12”, quindi amplia la nostra conoscenza, è fecondo. Questo è ancora più chiaro se prendiamo cifre molto grosse la cui somma – o altre operazioni – non è facile da calcolare subito a mente. D’altro canto però essa è anche una conoscenza universale e necessaria: se sommiamo 7 al 5, non potremmo mai avere un numero diverso dal 12, in qualsiasi luogo e tempo dell’Universo, e lo stesso vale se sommiamo altri numeri: la loro somma sarà sempre quella.

La proposizione “7+5=12” è un giudizio sintetico a priori e, essendo anche una proposizione matematica, è un giudizio scientifico. La sua necessità e la sua universalità dipendono dalle forme pure a priori del soggetto: proprio per questo tali giudizi vengono chiamati a priori.

Tabella di confronto tra i tipi di giudizio in Kant

Riassumiamo quanto detto sui giudizi nella seguente tabella di confronto.

Tipi di giudizio Filosofia Fecondità Universalità e necessità Statuto scientifico
analitico a priori razionalismo non sono fecondi sono universali e necessari. non sono giudizi scientifici.
sintetico a posteriori empirismo Sono fecondi Non sono universali e necessari non sono giudizi scientifici
sintetico a priori Kant – filosofia critico-trascendentale Sono fecondi Sono universali e necessari sono giudizi scientifici

 

La divisione della Critica della Ragion Pura

Sinora abbiamo sviluppato il pensiero kantiano esposto nella Critica della Ragion Pura in due modi. Il primo è stato quello di presentare i problemi di cui si occupa e dunque le quattro domande a cui il filosofo in quest’opera risponde. Il secondo è stato quello di presentare la teoria dei giudizi come vero e proprio punto focale grazie al quale la prospettiva critico-trascendentale kantiana si presenta come una rivoluzione gnoseologica capace di coniugare il razionalismo con l’empirismo.

Fondamentale in quest’ultimo aspetto, la nozione di forma pura a priori. Iniziamo quindi la disamina di queste forme, specifiche per ogni facoltà umana e in particolare per la sensibilità e per l’intelletto.  Di seguito riportiamo la divisione della Critica della Ragion Pura.

Struttura della Critica della Ragion Pura
Struttura della Critica della Ragion Pura

Estetica Trascendentale

Alcuni chiarimenti terminologici preliminari

L’Estetica Trascendentale è quella parte della Critica della Ragion Pura dedicata all’indagine intorno alla forme pure a priori della sensibilità. Il termine estetica non indica, quindi, una qualche teoria del bello, ma è vicina al suo etimo greco, aísthesis, ovvero sensazione.

Per Kant infatti l’estetica riguarda la sensibilità, la facoltà che ci mette in grado di ricevere sensazioni. La sensibilità, come tale, è una forma di conoscenza intuitiva, e in effetti per mezza di essa gli oggetti ci sono dati immediatamente.

Intuizione  
II termine deriva dal latino intueri, che significa guardare dentro. In filosofia, con intuizione si indica una forma di conoscenza che sia immediata, istantanea, passiva. L’intuizione è qualcosa che si subisce passivamente.

Chiameremo quindi intuizioni empiriche le sensazioni, intuizioni pure le forme pure a priori della sensibilità, cioè lo spazio e il tempo.

Le forme pure a priori della sensibilità: le intuizioni pure di spazio e tempo

Lo spazio e il tempo sono in Kant le forme pure a priori della sensibilità. Come abbiamo già anticipato, esse sono dunque quelle particolari strutture a priori attraverso le quali è possibile, per il soggetto conoscente, esperire qualcosa. In altri termini, spazio e tempo definiscono il mondo in cui i fenomeni ci devono essere presentati dall’esperienza. In particolare:

  • lo spazio (Raum) è la forma del senso esterno, ovvero tutto ciò che noi esperiamo fuori di noi è sempre ordinato secondo rapporti spaziali.  Il mio computer è sempre sopra la scrivania, o a sinistra della lampada, o nello studio. Kant definisce lo spazio come:

[…] la rappresentazione a priori, necessaria, che sta a fondamento di tutte le intuizioni esterne.

o ancora del disporsi delle cose

[…] l’una accanto all’altra.

  • il tempo (Zeit) è, invece, la forma del senso interno, ovvero la maniera con cui noi ordiniamo i fenomeni dentro di noi, secondo un criterio di successione.

 

Il tempo in realtà ha uno statuto particolare rispetto allo spazio. Potremmo dire che ha una precedenza logica. Ogni cosa infatti è data nel tempo: percepisco un albero, poi ne percepisco i frutti, poi ne percepisco qualche altro aspetto. Invece i sentimenti, ad esempio, non sono date nello spazio. In una formula: tutto ciò che è dato nello spazio è dato anche nel tempo; non tutto ciò che è dato nel tempo è dato anche nello spazio.

Kant è inequivocabile quando afferma che spazio e tempo sono intuizioni. Egli infatti scrive sullo spazio:

Lo spazio  non è affatto un concetto discorsivo, o, come si dice, generale, dei rapporti delle cose in genere: esso è piuttosto un’intuizione pura.

e nello stesso modo, sul tempo:

Il tempo non è affatto un concetto discorsivo, o come si dice, generale, bensì una forma pura dell’intuizione sensibile.

Come è possibile la matematica pura?

Già con la teoria della sensibilità sviluppata nell’Estetica Trascendentale Kant può dare risposta al primo interrogativo della Critica della Ragion Pura, cioè Come è possibile la matematica pura?

Ora, quando Kant parla di matematica pura5 egli intende l’aritmetica e la geometria e, queste scienze matematiche, si fondano rispettivamente sulle forme pure a priori di spazio e tempo.

L’aritmetica si basa sostanzialmente sul concetto di successione ordinata e, pertanto, sul tempo. I numeri infatti si distinguono per la posizione che occupano nella successione di essi, ed è effettivamente la loro posizione a determinarne l’identità.

Le proposizioni della matematica sono giudizi analitici a priori

Allo stesso modo, la geometria si basa sullo spazio, dato che essa si occupa dei rapporti spaziali tra gli oggetti. Kant si esprime a tal proposito sulla geometria, affermando che le proposizioni geometriche6 sono giudizi sintetici a priori, dunque sono proposizioni scientifiche.

Infatti, consideriamo la proposizione geometrica “La retta è la linea più breve tra due punti“. Il fatto che una linea sia retta (il concetto di retta, che nella proposizione svolge il ruolo di oggetto) non contiene il fatto che essa sia la distanza più breve tra i due punti (il concetto espresso dal predicato). Ne segue che questa proposizione sia feconda, aumenta la nostra conoscenza. Ma è anche una proposizione valida universalmente e necessariamente (nella geometria euclidea). E questa validità universale e necessaria si deve al fatto che noi non possiamo rappresentarcela che attraverso l’intuizione sensibile pura e a priori di spazio.

Lo stesso vale per l’aritmetica, se consideriamo la già nominata espressione “5+7=12”, in cui però ci si avvale dell’intuizione pura a priori del tempo, e dunque di una successione.

 

Logica Trascendentale

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